BUCHETTE SCOMPARSE

ultimo aggiornamento

30 maggio 2022

Pubblichiamo in questa pagina i documenti che attestano
l'esistenza di buchette del vino oggi non più visibili

ricerche d'archivio a cura di Anna Claudia Palmieri e Chiara Martelli

Firenze 
Piazza Ognissanti


In un'incisione di Giuseppe Zocchi del 1744, sulla facciata di palazzo Lenzi nella piazza Ognissanti si vedono abbastanza bene due o forse tre buchette del vino che oggi non ci sono più. La facciata è cambiata, e la vendita del vino è finita.

Firenze Via dei Benci 32r


Una buchetta ritagliata nel legno di un portone che non c'è più. Nel locale adesso troviamo un negozio con vetrina.

Firenze 
Borgo degli Albizi 2


Su una tavoletta di legno, il pittore fiorentino Carlo Coppedé (1868-1952) dipinge ad olio questo ritratto.

Si tratta del commmesso della drogheria Bizzarri, Raffaello Bertelli, nella corte dello stabile di Borgo degli Albizi 2.

L'anno è il 1885 e nella porta alle sue spalle c'è in bella evidenza un'apertura ad arco che sembra proprio una buchetta del vino.

Niente di ciò che vediamo dipinto qui è oggi rintracciabile.

Prato via Cairoli 21

                     

   Un libro abbandonato su un tavolo in

biblioteca, Lucrezia Giordano si avvicina, lo

sfoglia a caso e all'improvviso una vecchia

fotografia in bianco e nero la colpisce: su

quella facciata c'è una buchetta del vino!

Ma sì, accanto al portone, si vede bene! 

   Sotto la foto la didascalia dice "Palazzo

Pazzi in via Cairoli a Prato": nel nostro

censimento non risulta, bisogna controllare 

se esiste ancora.

   Che peccato, il palazzo c'è, ma la buchetta

è scomparsa. Bisognerà indagare, il libro

non ci è di ulteriore aiuto... perché è senza

copertina!

Forza pratesi, vogliamo sapere tutto della 

buchetta scomparsa... 

Firenze via San Gallo 10

                     

La foto Alinari, in cui si intravede una buchetta, risale al 1890-1900. Oggi il palazzetto che precede il palazzo Fenzi-Marucelli in via San Gallo 10 ha il piano terra del tutto modificato. 

La "nostra" buchetta era posizionata sotto l'ultima finestra a destra guardando la facciata.
Nel 1890 il palazzo fu acquistato dalla Banca Nazionale Toscana che fece alcuni lavori, poi nel 1975 fu comprato dall'università degli Studi di Firenze. 

Firenze via Tripoli 2

                     

Ancora documentata in

queste foto del 2003

di Massimo Casprini, 

questa buchetta è stata

rimossa nei successivi

interventi di restauro

dell'attuale hotel.

Lorenzo Lippi: Lot e le figlie (1650-1655 circa)


giungere a quelle di Antelmo Severini per l’edizione del 1861), possiamo arguire che proprio di questa si tratta in quanto…


 “…Di questi forami o finestrini da porgere il fiasco a chi va a comprare il trebbiano (vino qualunque) dai privati, se ne vede ancora moltissimi nelle case e fin nei palazzi di Firenze…”.


Dunque anche a Malmantile, nella prima metà del ‘600, potevano esserci delle buchette… Esistono ancora?

Cacciatrici e cacciatori di buchette, al lavoro! Malmantile vi attende.

E noi attendiamo i vostri avvistamenti…

Una buchetta "letteraria"

                                                  di Alessandro Cambi


E gli denti appiccando a quel legname

Come se 'n bocca avessero un trapáno,

Presto presto vi fecero un forame

Da porre il fiasco

e vendere il trebbiano


Questi versi sono tratti da un gustoso poema eroicomico – il Malmantile Racquistato – uscito postumo nel 1688 dalla penna di Lorenzo Lippi, pittore e poeta fiorentino, vissuto tra il 1606 e il 1655, che asseriva sempre di volere fare poesia come parlava e di dipingere come vedeva.

A lui si deve inoltre l’invenzione del genere letterario definito eroicomico, che si prefiggeva di utilizzare le tecniche stilistiche della poesia epica per volgerle in comicità.

La storia, organizzata in dodici Cantate in ottava, narra la contesa di due stizzose cugine, Celidora e Martinazza, per il trono di Malmantile (Lastra a Signa), paese non lontano da Pisa e Firenze che purtroppo oggi mantiene solo in minima parte l’aria da “grazioso borghetto” descritta dal Lippi.

La trama è però solo un pretesto che permette all’autore di riportare modi di dire popolari, proverbi, motti e fiorentinismi – peraltro citati e attestati in seguito dall’Accademia della Crusca - e per sbeffeggiare personaggi e usi della Firenze del tempo.


Ma torniamo ai versi.

Nel Quarto Cantare, all’ottava 73 sembra essere descritta proprio una “buchetta del vino”: cioè quel “forame da porre il fiasco e vendere il trebbiano”.

E da ciò che riporta la relativa nota al testo (il primo commento al poema venne redatto da un amico dell’autore, il giurista e diplomatico Paolo Minucci, 1606-1695; in seguito, ma sempre su quella base, si aggiunsero le note degli studiosi successivi, fino a




OTTONE ROSAI e LE BUCHETTE

Le due "false buchette" nelle fotografie piccole sono in via Martelli 9 e in via Pandolfini 8.

A destra si vede anche la posizione della prima rispetto al sovrastante tabernacolo scultoreo con una Madonna con bambino della scuola del Rossellino.

     A questo punto, allontaniamoci di qualche passo e alziamo lo sguardo facendo attenzione ai dettagli architettonici e all’arredo urbano della via.

E' probabile che troveremo in alto, più o meno in asse con la “buchetta”, un tabernacolo o un’immagine sacra. Oppure ciò che rimane (un’asta che sporge dal muro, una catena che penzola…) di un antica lanterna.

     Dunque, quella che abbiamo davanti non è una delle nostre “finestrelle vinarie” ma un’apertura “di servizio” utile ad alzare o calare – mediante cordicella e carrucola – un lume ad olio. Il più delle volte la lampada votiva di un tabernacolo o un’immagine sacra.

      Abbassata la lampada, chiunque (il “lumaio” o il devoto di turno) poteva accendere il lucignolo e riabboccare l’olio, permettendo al lanternino – simbolo di preghiera incessante -  di ardere tutta la notte. Una luce fioca e incostante, capace però di rischiarare e rendere meno pericolose le strade cittadine. 


Non tutte le buchette...

riescono col buco


     A una prima, distratta occhiata, sembrano effettivamente buchette del vino. Ad altezza d’uomo, di forma arcuata, ancora con lo sportellino o il segno dei cardini che testimoniano l’esistenza di un usciolino, poste sulla facciata di un edificio più o meno signorile o sotto una volta che dà accesso a un vicolo o una via. Spesso di dimensioni ridotte rispetto alla maggior parte delle buchette.

     

     Ma andiamo a osservarne due un po’ più da vicino.
















     La prima cosa che si nota nella prima di queste è che c’è ancora lo sportellino. Che però si apre verso l’esterno. Qualcosa non quadra, visto che nelle “normali” buchette lo sportellino veniva aperto o serrato dal cantiniere, quindi dall’interno!

     Nella seconda si nota un’altra anomalìa: il vano, privo dello sportello “interno” di legno, è chiuso sul fondo da un muro. Nelle “normali” buchette dismesse, la tamponatura in muratura dell’arco risulta invece al pari della cornice in pietra, o comunque a filo della facciata.

Nel vano si nota inoltre un gancio, una piccola carrucola o resti di un meccanismo in metallo.

Se siamo fortunati, avvicinandosi alla cavità e guardando in alto possiamo scorgere un canale ricavato nella pietra o nei mattoni che, dall’apice del vano, sale all’interno della parete. E, se siamo proprio nati con la camicia, una cordicella bloccata al gancio.


Firenze p.zza Ognissanti

                     

   Un libro abbandonato su un tavolo in

biblioteca, Lucrezia Giordano si avvicina, lo

sfoglia a caso e all'improvviso una vecchia

fotografia in bianco e nero la colpisce: su

quella facciata c'è una buchetta del vino!

Ma sì, accanto al portone, si vede bene! 

   Sotto la foto la didascalia dice "Palazzo

Pazzi in via Cairoli a Prato": nel nostro

censimento non risulta, bisogna controllare 

se esiste ancora.

   Che peccato, il palazzo c'è, ma la buchetta

è scomparsa. Bisognerà indagare, il libro

non ci è di ulteriore aiuto... perché è senza

copertina!

Forza pratesi, vogliamo sapere tutto della 

buchetta scomparsa... 

Palazzi e buchette

IL LIBRO DI LIDIA CASINI BROGELLI

    In questo volumetto di dodici anni fa, l'autrice prova a compilare un "censimento" delle buchette del vino presenti nel centro storico “e in Oltrarno”. Un argomento che la stessa autrice definisce, con modestia, “trascurabile”, ma anche “a ripensarci bene, importante e indicativo per la formazione della civiltà fiorentina”. Come darle torto?

     Una breve introduzione che descrive, a volo d’uccello, l’interesse per il vino nella valle dell’Arno dal tempo degli antichissimi abitanti Liguri-Villanoviani ai nostri giorni (con le nobili famiglie fiorentine che coltivano anche mille ettari di vigne) ci introduce al loro elenco e all'esatta ubicazione topografica nella rete delle strade e dei palazzi fiorentini.

     I quattro percorsi che si snodano dentro e fuori la città, intitolati “Le buchette del centro storico”, “Buchette fuori dal centro storico”, “Verso le periferie”, “Percorsi in Oltrarno”, “La campagna di Oltrarno”, si frazionano in sottocapitoli incentrati sulle vie e sulle piazze sulle quale si aprono uno o più finestrini per la vendita diretta del vino di fattoria.

     La Brogelli descrive le caratteristiche salienti di ciascuna buchetta in questione ma anche, e questo è il principale pregio del libro, la storia della via o della piazza, quella del palazzo che ospita la finestrella, a volte anche quella della famiglia o delle famiglie che l’hanno abitato.



     Racconta non solo vicende storiche, ma anche le sue impressioni. In qualche passo si può addirittura immaginare l’autrice scuotere il capo, contrariata, come quando si ferma a riflettere su torri e palazzi importanti che hanno “fatto sparire” la loro antica buchetta durante uno dei tanti restauri della facciata: “se anche ne fossero forniti, oggi non ne riceverebbero il minimo declassamento, ma anzi, ulteriore riconoscimento della loro importanza economica”.

     Di capitolo in capitolo, la Brogelli ripercorre aspetti diversi dell'antica tradizione vinaria della città e del suo contado, mettendo in luce come questa vocazione del territorio sia la principale motivazione dell’apparire delle buchette, della loro fortuna e proliferazione.

     La prefazione al testo, curata da Luciano Artusi, inquadra ulteriormente il contesto socio-economico-produttivo nel quale si svilupparono le buchette per la vendita diretta, fornendo utili informazioni  sulla tipologia e la qualità dei vini fiorentini trattati dai produttori diretti e dai rivenditori nelle fiaschetterie, nelle celle, nelle osterie, ma anche sull'Arte dei Vinattieri, che di questa attività commerciale era l'organo di sorveglianza e controllo, nonché gelosa custode.

     

Si tratta dunque di un libretto di piacevole lettura nelle sue parti espositive e utile come guida "sul campo", purtroppo con una bibliografia sommaria che non aiuta chi voglia approfondire le storie dei palazzi, delle vie e, in sostanza, delle singole buchette.


Lidia Casini Brogelli, Le buchette del vino a Firenze

Semper, Firenze 2004, 184 pagine, fuori commercio


Ah, il libro contiene una vera perla: il sottotitolo è sbagliato. Non si discute, l’Oltrarno fa parte del Centro Storico, in quanto zona antica della città contenuta nelle mura medievali. Lo afferma anche l’Unesco!

Ma questo errore strappa pure un sorriso: in fin dei conti il libro è scritto non tanto per i “forestieri” quanto per i fiorentini. E si sa, i fiorentini d.o.c. dicono sempre “vado in centro” quando dalla riva sinistra attraversano l’Arno per raggiungere l'altra parte della città, quella dell’antico quadrilatero romano.


Diletta Corsini


Una nuova edizione

IL LIBRO DI MASSIMO CASPRINI

    L'autore, come lui stesso scrive "... spinto da curiosità", prende in considerazione, con occhio attento e indagatore, l'uso tipicamente fiorentino delle buchette del vino. Anzi, per amor di verità, riabilita il termine che le identificava in origine, fino a farlo diventare il titolo del libro: Finestrini. Al maschile.

     Casprini, ponendosi di fronte l’obiettivo giornalistico di comprendere il “perché”, il “come”, il “quando” e il “da chi” queste peculiarità architettoniche fiorentine sono state realizzate –  ricostruisce, attraverso un’analisi documentale che lascia alcuni interrogativi irrisolti, la storia di questi manufatti. Allarga innanzitutto lo sguardo a ciò che da queste aperture transitava: mi riferisco al vino, prima di tutto.

     Ci rammenta che in epoca granducale la farmacia di casa era costituita soprattutto da essenze macerate nel vino; che il “nettare degli dèi” si misurava in cògna, bigonce e some; che il vino si conteneva in botti e tinelle, ma si smerciava perlopiù in fiaschi di vetro impagliato di varia capacità: “di quarto”, di “mezzo quarto” ma soprattutto in “metadelle”, la cui forma panciuta e non troppo allungata aveva dato origine alle dimensioni quasi standard delle buchette.

     Di curiosità in curiosità, Casprini ci fa riflettere su una Firenze ormai perduta, simile a un grosso paese, dove ci si poteva sedere a riposare, sorseggiare il vino appena acquistato al finestrino lì accanto e magari – lo dice Benedetto Varchi! – “a dir male di questo e di quello che passava per la via” oppure “ a


Massimo Casprini, I Finestrini del vino

Firenze 2016, a cura dell'Associazione

Buchette del Vino, a colori, 96 pp, 12,90€

ragionare” cioè a discutere, come usava fare Niccolò Machiavelli ogni sera. 

    In sostanza, attraverso tante citazioni di varia provenienza (bandi granducali, delibere, stralci di diari, poemi…) Casprini fornisce al lettore un testo divulgativo, sufficientemente analitico e rispettoso del quadro storico e sociale della Firenze del Cinque -Sei -Settecento, epoca durante la quale i Finestrini ebbero l'apice della loro presenza in città. 

     Per quanto riguarda il “dove”, il volumetto contiene il censimento  aggiornato delle buchette esistenti in città e nelle zone limitrofe, ed è arricchito con una galleria fotografica a colori che fornisce una sorta di “carta di identità” di ciascun finestrino: indirizzo, nome del palazzo, misure. Insomma, il manuale indispensabile per

ogni cacciatore di buchette!

     Fra i cinque quesiti canonici del giornalismo, quello al quale l’autore non ha potuto dare esauriente risposta è il “quando”: considerando  “azzardate” le ipotesi che collocano già nel Trecento l’esistenza di finestrini per la vendita del vino al dettaglio, scommette sulla data di nascita delle buchette: il 1532 quando, caduta la Repubblica, i Medici tornarono al potere e l’Arte dei Vinattieri, come le altre Corporazioni “andò poco a poco estinguendosi”.

     La prima attestazione di vendita diretta di vino in fiaschi “alle case” dei proprietari terrieri, è tuttavia attestata dalle ricerche di Casprini nel 1559, e neanche qui si parla di finestrini o buchette. 

     Riguardo all’epoca della loro dismissione, l'autore formula altre ipotesi. Dando per buona la memoria di un vecchio pastore maremmano, di nome Richetto, l’autore ci assicura che agli inizi del Novecento i finestrini erano ancora in uso, e che di certo, secondo le parole di Giulio Caprin, direttore de La Nazione di Firenze alla fine degli anni Quaranta, nel 1953 “la consuetudine casalinga del fiasco venduto direttamente dal nobile produttore anche al piccolo cliente era “finita da un pezzo”. Insomma, in quel mezzo secolo in cui si collocano due guerre mondiali e due dopoguerra, qualcosa dev’essere successo per far cessare tale florido commercio.

     Ma il quesito ancora irrisolto non toglie interesse per il libro, che resta una lettura fondamentale per chi voglia saperne di più sulle buchette del vino a Firenze.  Perché il testo, alla fine, soddisfa davvero la curiosità del lettore, anticipandone in gran parte le possibili domande e fornendo le relative risposte.


Diletta Corsini

   Diletta Corsini, storica dell'arte e co-fondatrice dell'Associazione Buchette del Vino, ha fatto questa bellissima scoperta: nel ricco catalogo di opere del pittore fiorentino Ottone Rosai (1895-1957) ha trovato due dipinti degli anni '20 del secolo scorso deve compaiono in bella vista due buchette del vino. Quella a sinistra richiama probabilmente la buchetta di via Toscanella, la strada in Oltrarno dove il pittorea veva il suo studio.


  Sopra è riprodotto a sinistra il soggetto del 1928 intitolato GIOCATORI DI TOPPA;

accanto il dipinto dal titolo assai significativo di DONNE ALLA FONTE, senza data apposta.


   

12 LUGLIO 1824: il Diacono Cardinale Agostino Rivarola, Legato a latere della Santa Romana Chiesa della Città e Provincia di Ravenna, emana questo editto che sancisce la chiusura delle bettole e regola la vendita del vino con nuove modalità.


18 APRILE 1840: sul GIORNALE degli Avvisi ed Atti Giudiziali di Firenze appare un annuncio di ricerca di affitto dove ad un certo punto si precisa quanto segue:

"Si richiede pure di conciliare l'affitto per nove anni di un Orto grande murato dentro Firenze in qualunque posto stasi, con abitazione esterna con comodo di Finestrino per vendere il Vino: per il prezzo da fissarsi a detto Gabinetto".


Desdemona è un personaggio del mondo dei fumetti ideato da Giuseppe di Bernardo e Andrea J. Polidori nel 1994. E' la protagonista di storie "notturne" pubblicate dal 2005 al 2010 in una rivista intitolata L'Insonne.


Nel 2013, con la sceneggiatura di Marco Scali e i disegni di Luigi De Michele, nasce l'episodio intitolato "Le Buchette del Vino" che viene inizialmente diffuso nel web per poi entrare nella raccolta pubblicata nel 2014 nell'edizione speciale  che festeggiava i vent'anni del personaggio.


Desdemona incontra una buchetta tra le più note, all'angolo di una strada centralissima di Firenze, ed è l'occasione per rivivere e ricordare un aspetto del passato della città di Firenze.


Per conoscere altre storie e immergersi nel mondo di Desdemona e della sua Radio Strega, il sito www.insonne.net soddisferà ogni curiosità e desiderio.